E’ finalmente arrivato quel periodo dell’anno durante il quale gli Anti-Flag tornano in Italia, e alla notizia di un live in un posto come l’ex Honky Tonky, ad oggi HT Factory, non si poteva dir di no.

Dopo la data di giugno scorso a Zona Roveri, con Second Youth in apertura, tornano in quel di Milano per una data più intima, più informale, più familiare. Come se ogni concerto degli Anti-Flag non si trasformi in qualcosa di familiare, come se, nonostante gli anni di carriera e l’esperienza sul palco, non trattino qualsiasi pubblico come se fosse una grande famiglia. E se questa è l’aria che si respira di solito ad un concerto degli Anti-Flag, provate ad immaginare come ci si può sentire ad un concerto con un pubblico ristretto, in un posto modesto, dove si respira la stessa aria che si è abituati a respirare nel bar che ci piace frequentare al sabato sera.

Al nostro arrivo abbiamo il tempo di uno Spritz, una sigaretta e i Mad Beat sono già sul palco per scaldare le ancora poche persone, sebbene l’HT non fosse per nulla vuoto. I Mad Beat portano sul palco un classico punk rock all’italiana, con testi in italiano e un sound che funziona, forse niente di nuovo, forse niente di particolarmente memorabile, ma di sicuro una band che merita attenzioni.

Secondi sul palco gli ANDEAD, band che è passata più volte davanti ai miei occhi, ma che non mi era mai capitato veder giocare in casa. Così finalmente li ho visti nel loro ambiente, li ho visti in mezzo ai consensi e li ho visti nel loro elemento.
Un’energia travolgente, presenza scenica come al solito forte ed imponente, forse una delle migliori esibizioni che ho visto finora. In scaletta non manca nulla e probabilmente gli ANDEAD si sono rivelati la band più adatta per scaldare il pubblico in attesa dell’arrivo dei cinque di Pittsburgh.

Il pogo è vivo, le voci sono alte e l’adrenalina non manca, tutto è in fase di preparazione e l’HT si riempie, qualcuno è in piedi sui divanetti, qualcuno cerca di non restare schiacciato contro le pareti (ah, tra questi ci sono anch’io che mi becco una testata contro il muro) e all’arrivo degli Anti-Flag non passa molto tempo prima del delirio. 

E di cose strane ne ho viste per dir la verità, di cose fuori dal comune altrettante, ma di cose sensazionali come l’ora di live degli Anti-Flag ne ho viste davvero, davvero, poche. 

A dare il via alle danze Die For The Government e la scaletta di lì in poi non fa che migliorare, snodandosi da Racist a All Of The Poison, All Of The Pain, passando per American Attraction e Drink Drank Punk, per concludersi con Brandenburg Gate, nessuna sbavatura, esattamente quello che mi potevo aspettare dagli Anti-Flag. La scaletta perfetta, o quasi, per una serata sicuramente perfetta. L’energia era fluida e si sentiva nell’aria, palpabile da ogni angolo del locale, ogni viso trapelava quello che mi aspetto di vedere ad un concerto, allegria e passione.

Tra salti, urla e un po’ di sano pogo l’ora trascorre come fossero dieci miseri minuti, ma nel contempo sembra di essere rimasti lì, ai piedi di un palco per dei decenni, perché è un po’ come se qualcosa ci dicesse che tutti noi apparteniamo a quest’ambiente, siamo tutti parte di una comunità che in rare occasioni si riunisce, e quella di martedì è stata una di quelle. 

Adesso basta con le smancerie, che è stato tutto perfetto si, ma voi con i vostri cellulari che impedite la visuale, non offendetevi se la prossima volta dovesse volarvi in mezzo al pogo; trenta secondi, una condivisione su Instagram, il video da mandare su WhatsApp agli amici invidiosi, tutto quello che volete, ma intere canzoni con le braccia alzate e solo per immortalare qualcosa che potreste vivere sul momento, non lo accetto. Voi, che vi riempite di ricordi su quei dispositivi che ormai sono come protesi, siete vuoti, siete più vuoti di me che ad una settimana di distanza ricordo appena la scaletta, questo mi toglierà sicuramente punti scena, ma quelle storie di tecnicismi e stramberie sul come hanno suonato, le lascio a voi, che non bisogna mai dimenticare che la musica esiste solo per una ragione, farci stare bene e finché adempie a questo compito non ci resta proprio nulla da dire.

Bravi Anti-Flag, bravi Andead, bravi Mad Beat, bravi tutti, quando c’è il cuore si sente, si vede ed è una sensazione unica.

GALLERY

Photo by: silvia_gigli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *