Oggi voglio parlarvi degli Old Oak, band della mia terra nativa che mi rendono, per una volta, orgogliosa delle mie origini. Arrivano alle nostre orecchie con il loro primo EP, Autumn Leaves, Winter Comes, un lavoro eccellente in chiave hardcore, ma con varie sfumature che sfiorano l’emocore e il metalcore, d’altronde il loro progetto iniziale era proprio una band metalcore, ma per fortuna si sono fiondati su altre sonorità.

Gli Old Oak ci regalano un EP composto da cinque tracce, non troppo lunghe, tutte ben legate tra loro e assolutamente coerenti con lo stile del trio. Si parte con Au Revoir, un pezzo che si apre con uno spoken words, almeno è un qualcosa che si ci avvicina, la traccia presenta inoltre vari cambi di tempo e sonorità e allontana da subito la band dalla visione più classica dell’hardcore vecchio stile, interessante il cambio di sonorità a metà canzone, molto apprezzato.

Blue Sky, Black Tides e Glider sono le due tracce che mi hanno convinto di meno, la prima ha un intro a me familiare, suona più veloce della precedente ed è inoltre decisamente più breve, la seconda è forse la meno hardcore delle cinque tracce, ha quasi un sound rasente al pop punk, insomma è più morbido, particolarmente apprezzabili i giri di basso.

Dead Man Walking si presenta con una musicalità veloce, ma morbida, e un cantato aggressivo. In certi punti mi è parso di sentire qualche sonorità rasente all’emocore, ma la sensazione è molto lieve e si lega benissimo con il pezzo.
Man and His Chain è l’ultima traccia, si torna ai tre minuti, non so se è una cosa voluta quella di aprire e chiudere l’EP con le due tracce più lunghe, ma è una cosa che ha attirato la mia attenzione e che mi è piaciuta particolarmente, lasciate stare i dettagli che noto.

Nonostante sia l’ultima traccia dell’EP è la prima che ho ascoltato e devo dire che l’ho consumata così tanto da arrivare ad averci un rapporto d’amore e d’odio. L’ho odiata perché non mi piacciono gli intro troppo lunghi, mi deconcentrano e mi fanno passare la voglia di ascoltare una determinata canzone, e 1:14 non so se si possa definire intro, ma capiate ciò che voglio dire. L’ho amata perché ha un ritmo che ti entra in testa e dopo pochi ascolti ti rendi conto che è una di quelle canzoni che hai bisogno di avere nella tua playlist personale, inoltre degno di nota il fatto che la riconosci all’istante, dopo il primo accordo sai già di che canzone si tratta.

In conclusione è un ottimo EP, devono sicuramente fare tanta strada, ma hanno già imboccato la via giusta, inoltre aspetto di sentire le due tracce presenti nello split con Mr. Day e Frode Alimentare. Musicalmente penso che gli Old Oak siano una band completa, certo non ho apprezzato tutto, ma chi mi conosce sa che l’hardcore non è il mio genere prediletto, nonostante ciò questo è uno di quegli album che non mi ha fatto sanguinare le orecchie e che riascolterei volentieri anche senza doverlo recensire, il che è una grande cosa.

 

 

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