Di: Mob

Una sberla in faccia fortissima. Proprio di quelle che ti stendono all’istante.
Non per nulla questo disco è stato registrato al Toxic Basement di Carletto Altobelli che si conferma il miglior studio in cui registrare punk rock, l’unico studio che ti pettina il ciuffo, l’unico studio che ti fa illudere di non essere italiano.

Matt Gyver nasce come una risposta in acustico all’orgcore americano, che qui in Italia noi chiamiamo amichevolmente Mazzacore. Ad una certa scatta la svolta elettrica e la one man band diventa un quartetto fra le cui fila milita un certo Masu, il chitarrista punk rock più bravo (e più bello) sulla piazza. Non discutiamone nemmeno.
Il risultato è una sberla, appunto. Proprio di quelle che ti stendono all’istante.

Cinque pezzi intrisi di un discreto livello di epicità mixato con una rabbia e disperazione in quantità industriali, una voce sull’orlo di una crisi di nervi impreziosita da chitarre rapaci e mai banali (finalmente) che strizzano l’occhio ai cliché del genere riuscendo tuttavia a risultare ricche di personalità per i meno avvezzi al sound Mazzacorino. Nulla di nuovo sotto al sole – che è una frase che nel 2019 non può mancare in una recensione di un disco punk – ma qui il vero premio che si portano a casa i ragazzi è quello di sembrare a tutti gli effetti una band di professionisti a stelle e strisce e non 4 fresconi di piazzale Loreto. Lo trovo personalmente un traguardo invidiabile, per pochi eletti. Li ho visti live e sono ad oggi l’unica band ad aver suonato per 25 minuti filati prendendo a mazzate i propri strumenti. Mai vista sprigionare tanta maledetta carica su ogni singola nota. Mai visti muscoli pompare così tanto sangue e pori sudare così tanto sudore… e alla fine per un inutile concerto del cazzo. Certe cose non passano inosservate se hai un minimo di gusto e di amor proprio. Io ne ho da vendere.

Per me promossi. Sulla lunga distanza sicuramente li perderò di vista perché sono uno scostante criticone con la puzza sotto al naso, ma mi hanno saputo emozionare facendomi vibrare le giuste corde. Attendo con ansia il passo falso per poter dire “Ah… i Breakmatt Fastgyver… è bello solo il primo EP”. By the way, nome che non rende giustizia, da cambiare al più presto.

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