Di: Carlo Alberto Rosso in arte Mob o Andrea Rocco.

Andare a Spezia e avere un affittacamere a 500 metri dalla Skaletta era un’esperienza che non avevo ancora provato. Andare a Spezia e non doversi fare la Spallanzani – a piedi – alle 4 di mattina era un obiettivo che cercavo di portare a casa da un pezzo.
All’inizio era una cosa divertente perché ti sentivi uno dei Goonies: te la facevi a cuor leggero – fischiettando le note di Cindy Lauper – con passo sostenuto, ma senza correre troppo per non dare a vedere che i topi ti fanno senso (e non sto parlando del DJ). Poi gli ultimi 100 metri – quando tornavi a respirare qualcosa di diverso dall’iprite – ti saliva il Marco Pantani, innestavi il turbo e con le grida di De Zan nelle orecchie uscivi a riveder le stelle.

No, non mi mancano affatto le cronoscalate nella Spallanzani.

A questo giro ho l’affittacamere talmente vicino al locale che mi sono permesso di fare l’ultima ora di dj set direttamente da sotto le coperte. In compenso il bagno era talmente brutto che la mattina mi sono fatto la doccia con una bottiglietta di acqua Panna dentro un bar. O forse questo me lo sono inventato.

I Manges esistono da 25 anni.
Ricordo ancora il mio felice ’93 quando – in seconda elementare – facevo la collezione degli StarCom e dei Kombattini (eroi baldi dai nervi saldi). Non mi interessavo di altro e mi facevo di Brooklyn alla cannella. Nel frattempo – a miglia e miglia di distanza – i punkrockers spezzini avevano già l’età per salire su di un palco, bersi le birrette, fumarsi gli spilloni e darci di spatola. La sera del loro primo show in Skaletta io stavo sicuramente già dormendo.
Per celebrare la ricorrenza nel continuum spazio-tempo di quell’esatto momento storico – unito al caso fortuito di aver riesumato la tessera punti scena – decido di presenziare a questo speciale compleanno. Tuttavia, con l’intento di farmi vedere un po’ distaccato, decido di non vestirmi a righe.

Mi piacerebbe dire che il viaggio verso Spezia è sempre un momento speciale, un lento countdown dove le emozioni ti fanno battere il cuore a ritmo di frenchcore… in realtà è una gran palla. Per fortuna ho due ottimi compagni di viaggio, con 3 ore di sonno a testa, reduci da un live dei Mega finito alle 4 di mattina. Nonostante questo, loro sono talmente in trance agonistica che la colonna sonora scelta è l’intera discografia della sopracitata band monzese. Meno male che non erano stati ad una IBR Night se no mi sarei dovuto sorbire i Ratbones.
Anche in questo caso sto mentendo. I viaggi sulla Cisa sono sempre un momento fondamentale dell’intera trasferta, l’unico in cui puoi fantasticare su tutte le avventure amorose spezzine che sei già sicuro di non fare.

Ma forse voi siete qui per leggere di come è andata la serata dei Manges.

A questo punto vi risparmio i dettagli sulla merenda, sulla cena cinese, sulla scena milanese che – nonostante le braccia piene di tatuaggi dei Manges – ha preferito la Mazzacore night dopo insistenti voci che sarebbe valsa un doppio punto scena. Scherzo ovviamente… anzi, per la prima volta sembra che la gente a Milano si sia divertita per davvero e che i sorrisi di cui i miei informatori sono stati testimoni non fossero le solite paralisi facciali dovute all’imbarazzo dilagante. Brava Milano, bravo Mazza, ve lo siete meritato!

Dicevamo… i Manges.
Arriviamo in Skaletta che sembra ci sia un concerto di Young Signorino. Tantissima gente, pochissimo spazio vitale, come sempre, come piace a noi e ai produttori di deodorante. Facce note e facce meno note, probabilmente qualche vecchio Local in più del solito data la ricorrenza speciale. Abbiamo giusto il tempo di prendere un Vodka Tonic (che poi mi faranno notare essere un Gin Tonic) che salgono sul palco i Seventy5.
Se i Seventy5 fossero un porno sarebbero archiviati sia nella categoria #teen – data l’età anagrafica – sia in quella #mature data la bravura con lo strumento (pensate un po’ allo strumento che volete). Avevo avuto modo di suonarci assieme giusto il mese prima – sempre in Skaletta – ed erano stati una bella scoperta. Power trio fresco e mezzo minorenne con un batterista/cantante come ciliegina sulla torta.
In un mese sono diventati molto più bravi e molto più sciolti sul palco. Le melodie sono smaccatamente in stile primi Green Day, ma considerando il dilagare dell’orgcore direi che possiamo ritenerci fortunati. Senza nulla togliere a chitarrista e bassista (mitico Aziz dalle dita d’oro… beata la tua morosa) mi permetto di affermare che – quantomeno ad oggi – il vero motore della band è il batterista. Movenze alla Ringo Starr – di cui fortunatamente non imita anche la tecnica – bravura di un Bill Stevenson qualsiasi e voce pop dalle venature zozze. Il mix che ne esce fuori è qualcosa di esplosivo; se fosse di Milano suonerebbe già in almeno 5 band, si sarebbe già fatto almeno una IBR night al giorno e avrebbe anche già smesso di ascoltare punkrock consumato nel profondo dalla noia cosmica.
Proprio per preservarne il talento, assoldiamo i buttafuori della Skaletta per impedire a Imbalzano di mettere piede nel locale fino al termine della performance. Missione compiuta, Seventy5 promossi a pieni voti e menzione d’onore al loro amico sosia di Fat Mike del 1982… speriamo non entri anche lui nel tunnel del BDSM e dei vestiti da donna.
Ps. Chiudono con una cover degli Hüsker Dü quando avrebbero potuto benissimo terminare con When I come around. Scelta saggia e di classe.

Scende dal palco il futuro del punkrock e parte un dj set da intrattenimento a cura del Nardi. I Manges si scaldano, i muri iniziano a sudare e si posiziona in prima fila anche un Pippo Bog in vena di festa. Ci siamo tutti, siamo tutti pronti. Per la gioia della mie ascelle decido di togliermi il giacchino in jeans. La mossa azzardata mi costa un “punto scena”.

Finisce l’intro e il compleanno dei Manges inizia ufficialmente con Panic at the ice-rink. Da questo momento in poi – nonostante alcuni strategici spostamenti dall’ultima alla quinta fila – l’unica cosa che vedo sono dita al cielo e gente che surfa e intrattiene rapporti intimi con il soffitto del locale. Per quel che ne so sul palco ci sarebbe potuto essere anche un Ghetto Blaster al posto dei Manges… il casino è tale che non vedo nemmeno il cappellino di Mass.
Ogni tanto fra la folla vedo Bucchio… ma non è un gesto volontario, quanto piuttosto un riflesso incondizionato – quasi atavico – dei miei occhi che da sempre sono attratti da tutto ciò che è maschio (questo live report è un po’ il mio De profundis).
Entrato nell’ordine delle idee che di questo concerto non avrò che ricordi uditivi, inizio a godermi l’atmosfera bollente del locale: i Manges fanno il loro classico show, forse allungato di qualche pezzo, ma non propongono sorprese fuori ordinanza come canzoni pre-are good enough. Nonostante questo suonano dritti e carichi sostenuti da un suono potente ma che permette di distinguere per bene ogni strumento. Come se poi ce ne fregasse qualcosa… ma so di gente che fa ostracismo se la tua testata non è una Marshall del marzo 1973 prodotta nello stabilimento distaccato di Pittsburgh (Pennsylvania).
Vedere i Manges all‘Honky Tonky o al Magnolia non è come vederli in Skaletta. Sono due esperienza totalmente diverse. Quando li vedi in Skaletta – e tendenzialmente non hai paura di romperti gli occhiali o spaccarti il naso – è come se qualcuno ti collegasse il corpo direttamente ai cavi delle chitarre e le tue vene iniziassero a fare da conduttore facendoti arrivare la musica direttamente al cervello. È un’esperienza abbastanza mistica – quasi come una seduta con Rick Strassman – che ti libera la mente e ti cura le cicatrici interne.
Considerando la bolgia a cui ho assistito direi che di gente bisognosa di cure ce n’era in abbondanza. Per fortuna che da 25 anni a questa parte abbiamo per le mani un antidoto tutto italiano… e i 25 anni li abbiamo festeggiati proprio al 2 di giugno, sarà un caso? Ma si potrà dire “2 di giugno” su un blog punkrock? E la scena? Speriamo non mi dia del “Salvini” se no non posso più entrare al Surfer Joe.

A rileggerla la storia delle chitarre attaccate alle vene sembra una puttanata romantica che – tra l’altro – non mi si addice, ma se avete già visto i Manges in Skaletta sapete benissimo di cosa sto parlando. E sta similitudine da Pablo Neruda dei miei ciufoli vale più del freddo elenco delle canzoni suonate. Ma c’è ancora qualcuno a cui interessa sta roba?

Lo show si chiude con i classici dei Ramones e il classico dei classici dei Methadones Say goodbye to your generation che in una serata così calza a pennello… però poi basta che la fate dal 2008.

Se tu che stai leggendo questo – a dir poco prolisso – live report non hai mai visto i Manges, sappi che devi rimediare alla prossima occasione. Dirigiti in Skaletta e tieni bene a mente che la parte veramente divertente della serata inizia quando finisce il concerto. Sì, sto parlando del dj set! Perché siamo tutti dannatamente fichi quando facciamo fingerpoint (che non è la stessa cosa che fa Aziz Seventy5 con la morosa) in faccia a Mayo, ma la gente inizia a tirarsi indietro quando c’è da sculettare e fare il twist davanti ad un mixer sulle note dei Ramones.
E qui – permettetemelo – spezzo una lancia a favore di noi milanesi, che saremo annoiati e spocchiosi, ma abbiamo il ritmo nel sangue. Dopo una boccata d’aria fresca – in compagnia di un piccolo gruppo di amici targato Brianza – rientriamo nel locale semivuoto e iniziamo a dare fuoco alla pista da ballo comandati a bacchetta da un Nardi Dj che inanella una 5 ore di inni punk incredibili su cui twerkiamo come se non ci fosse un domani.
A poco a poco la sala si riempie di gente: qualcuno si lancia nella mischia al grido di sono stato azzurro di ballo, qualcuno preferisce guardare intenerito le nostre movenze scimmiesche mentre qualcun altro preferisce pulire il pavimento della Skaletta con il proprio corpo. Un classico che non tramonta mai.
Quelle 2 orette trascorse a “ballare” (purtroppo mi vedo costretto all’uso del virgolettato) sono state l’apice della mia serata anche se – a pensarci – potrebbe sembrare agghiacciante. Voi non pensateci, fidatevi e basta.
Alle 3.45 – dopo aver depistato Imbalzano con un “vai vai, torna dentro che ti raggiungo subito” – decido di far finire la mia serata passando il testimone delle restanti 2 ore di musica ai miei amici (ancora caldissimi grazie a quella cosa chiamata Vodka Lemon).

Nel tragitto Skaletta-Affittacamere mi canticchio nella testa Cindy Lauper, sorrido, fletto i muscoli e sono nel vuoto.

Arrivato in camera mi lavo le mani come il dottor Benton di E.R. prima di un trapianto di milza. Grazie Zano per esserti strusciato sul mio corpo dopo aver spazzato il pavimento.

Tanti auguri Manges (e tanti auguri Skaletta), ci vediamo al vostro 50esimo! Ora di allora magari le magliettine a righe saranno pure in voga perciò, cari amici miei non curanti del look, occhio, che tra poco si torna di moda! (cit.)

One thought to “Buon compleanno Manges!”

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