di Matteo Pizzuti

L’estate è morta. Morta e sepolta, mettetevelo in testa. Basta mare, vaffanculo alla sabbia, alla salsedine e alle famiglie italiane che urlano in spiaggia. E quale può essere il miglior modo per festeggiare la fine della stagione più calda? Ovviamente un concerto nella prima metà di Ottobre. In quella che probabilmente sarà la serata di Ottobre più calda di sempre. Mi sembra giusto. Talmente calda che l’estate sembra dire io sto morendo, ma vi porto all’Inferno con me, bastardi! 

Bastarda.

Insomma, questo funerale dell’estate è stato organizzato al CSOA Communia, da quell* di Notte Night Festival. Una serata a quattro band, incentrata sul genere noise-post-hc-emocore e affini. Quindi non la classica serata alla quale sono abituato tutta grida e TUPATUPA. Ma che bello, faccio qualcosa di nuovo.

Arrivo tardi, perché gli amici non riescono ad essere puntuali una buona volta. Tipico. I Lemurian stanno già suonando, ma riesco comunque a vedere più di metà setlist. 

I Lemurian sono un gruppo romano di musica sperimentale e strumentale con molti rimandi al noise e al post-rock. Si avvalgono, oltre che di un batterista, di un altro percussionista, che suona varie percussioni non convenzionali al genere che si sta ascoltando. Nessuno poga, nessuno fa crowdsurfing, tutti imbambolati e ipnotizzati da quel trip che è la loro musica. Intrippante. I pezzi sono dilatatissimi, hanno spesso vari cambi di ritmo e tema. Anzi no, a volte un tema nemmeno ce l’hanno. Sembra che le canzoni si evolvano al momento. 

Finiti? Wow. Sono stordito. Meglio prendere una birra.

E dopo quella birra, che viene praticamente bevuta tutta d’un fiato, ecco arrivare gli Asino

Duo (voce/batteria e voce/chitarra) di Massa Carrara, che porta brio alla serata, cominciando a far sculettare il pubblico. I riff di chitarra tendono ad essere dissonanti e le voci sono a metà tra il parlato e l’urlato. Lo sfogo di una persona arrabbiata e stressata sopra una base che potrebbe ricordare gli Shellac. Si gioca con loop station ed effetti vari, nel pieno stile del genere. Il chitarrista sale e scende dal palco abbandonando la chitarra, lasciando i loop a fare il suo lavoro, con il batterista a tenere il ritmo. Anche il loro set arriva alla fine. 

Ho fatto proprio bene a venire qui stasera.

E’ il momento dei Cayman The Animal, di Roma e Perugia. Mi accorgo solo in quel momento che condividono uno dei due chitarristi ed il bassista con i Lemurian. Sono l’unico gruppo che già mi era capitato di vedere dal vivo, tra l’altro, sempre lì al Communia. Non si smentiscono rispetto all’ultima volta, le loro varie influenze che vanno dal punk rock anni ’90 al post-hardcore a tratti molto aggressivo, rapiscono il pubblico e la situazione si comincia a fare davvero movimentata. Non credo di esagerare se dico che sono, al momento, una delle migliori live band in Italia. Diego, il cantante, sembra a proprio agio sul palco, sia quando canta, sia quando dialoga tranquillamente con il pubblico. 

Dopo di loro, arrivano le star della serata. Uno dei gruppi della scena italiana più chiacchierati. I bellunesi Storm{O}.

Non sapevo precisamente cosa aspettarmi dal vivo. Li conoscevo molto bene in studio, ma non sapevo cosa fossero capaci di fare su un palco. Mi aspettavo 10, ma hanno dato 1000. Il loro hardcore emotivo è come una valanga che ti travolge in pieno. Pezzi brevissimi e tiratissimi, suonati alla velocità del suono. Spesso perdo di vista il cantante, salvo poi ritrovarlo puntualmente a fare crowdsurfing.

Tutto quel pogo, tutta questa violenza sonora e tutto questo macello mi hanno fatto sentire una cosa. Affetto. C’era qualcosa in quei corpi che si dimenavano senza sosta, sia sul palco che nel pit, che faceva capire che il pubblico amava quella band. Non era un pogo fine a se stesso, come capita  a molte serate, dettato semplicemente dalla velocità di esecuzione e dall’aggressività di certi riff. C’era amore e passione in tutto ciò.

Me ne vado dallo show contento come un bambino al suo compleanno. E poi non sono nemmeno le 02:00, posso ancora bighellonare in giro per San Lorenzo.

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