di Matteo Pizzuti

Serata punk/post-hc? Eh, dai! Raramente se ne vedono qui a Roma, quindi direi che vado. Alla grande! Se è organizzata dalla Till Death, poi, ancora meglio, visto che non ho mai trovato un punto debole nelle loro serate.

Arrivo poco prima dell’inizio del primo gruppo nella saletta piccola dello Strike C.S.O.A., tempo di una birra e partono i Rejoyce/Rejoice, di Roma. Ok, non me ne voglia nessuno. Non è il mio genere. Niente contro di loro. Semplicemente non è il mio genere. Il loro è un emo/pop punk (posso chiamarlo così?) post-2000, roba che non è proprio nelle mie corde.
Sicuramente posso dire che hanno un ottimo rapporto col pubblico, tutti sembrano muoversi alle loro canzoni, anche io, da non ascoltatore di quel genere. Sanno coinvolgere a prescindere. E il frontman è ad un livello chitarristico che fa invidia a molti. Questo sì, non glielo toglie nessuno.

Tornano i Cayman The Animal, li avevo visti circa due mesi fa l’ultima volta. Non si sono solamente riconfermati uno dei migliori gruppi al momento sullo Stivale. Sono andati oltre. Ogni membro era vestito come un personaggio del film Una Poltrona Per Due, nel frattempo, durante il loro set, l’appena citato film veniva proiettato sullo sfondo al doppio della velocità. Tutto questo il 21 dicembre. Magico.
Ovviamente il loro set si trasforma in una sagra di corpi in movimento. Gente del pubblico sul palco, membri del gruppo tra il pubblico. Non si capisce chi è chi. E va benissimo così.

Dopo tutto questo fantastico delirio ecco il turno dei Not Sober At All, di Sora, formazione che propone un post hc/melodic hc molto violento. I due cantanti si alternano tra voci melodiche e vocalizzi estremi. Mi stanno prendendo un casino. Peccato per la setlist molto corta. Molto più corta delle altre band. O almeno, così mi è sembrato. O forse semplicemente passa il tempo mentre ci si diverte? Non so. Ma vorrei rivederli appena possibile, con un set un po’ più lungo. Non mi dispiacerebbe per niente.

Ultima band, i Lantern, della Riviera Romagnola. La serata era stata organizzata principalmente per loro. Il loro sound cambia dal vivo, si appesantisce decisamente. Se in studio possono sembrare un gruppo post-hc/noise, dal vivo sembrano la versione leggermente più pacata degli Storm{O}. Un vero pugno nello stomaco sonoro. La gente vorrebbe pogare a ritmo di (non) music, ma gli risulta difficile, perché i pezzi si alternano tra ritmi lenti tra arpeggi di chitarra a veri e propri blast-beat, tra l’altro, complimenti alla batterista, che è davvero di una precisione disarmante, quindi semplicemente ognuno poga come può, nel caos totale. E in questo caos tutto ha un ordine.

Alla fine di questo caos, penso che ogni volta che vado ad una serata del genere, ho circa un paio di gruppi da dover approfondire. Ce la farò mai, prima dell’inevitabile morte?
Speriamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *