Di Matteo Pizzuti

Forse è ora che noi vecchi der cazzo se levamo dai cojoni e lasciamo spazio ai giovani

Dedicata a Steve Soto (23 Agosto 1963 – 27 Giugno 2018).

Era l’ultimo tour degli Adolescents, vista la dipartita un mese prima del bassista e fondatore Steve Soto. Non potevo mancare. Amo gli Adolescents. Cosa avrebbe potuto impedirmi di essere lì? L’ondata di caldo equatoriale di quel giorno? No. Il fatto che non avessi la macchina disponibile? No. Il fatto che non sapessi minimamente dove si trovasse il luogo del concerto, il Rock ‘n’ Roll Garden? Nemmeno. Beh, ho scoperto in seguito, che questi 3 fattori, se messi tutti insieme, non sono da sottovalutare. Sono arrivato in loco alle 17:50 fradicio di sudore, disidratato e con le gambe che mi facevano male. Ma era l’ultimo tour degli Adolescents. Non potevo mancare.

Trovo il posto poco prima dell’apertura dei cancelli e la prima cosa da fare è cercare la birra. Bene, trovata, nel frattempo il primo gruppo, Merci Pericolose, comincia a suonare.

Forse la situazione è vagamente imbarazzante per il gruppo, visto che sparse nell’area adibita al pubblico ci saranno sì e no 10 persone. Quindi vado a sostenerli davanti al palco. E la situazione diventa imbarazzante per me. C’ero solo io. Ok, il gruppo è un power trio indie/punk, batteria, basso, voce/chitarra, strumentalmente sono evidenti le influenze dei Fugazi, ma la voce segue delle linee melodiche ben definite. Li ho apprezzati veramente tanto, unico neo, i testi in italiano, che spesso non riesco a mandare giù, ma hey, limite mio!

I Closed Speech sono velocissimi, melodici e ancora più veloci di velocissimi. Il caro vecchio skate punk degli anni ’90. Una mezzoretta passata veramente bene, se non fosse per le zanzare che hanno deciso di utilizzarmi come bersaglio per le freccette. Ma questa informazione non c’entra niente con la band.

E’ l’ora degli Affondo, band che non sono riuscito a vedere e a cui chiedo scusa. Avevo fame, ero stanco e le due birre a stomaco vuoto si sono fatte sentire. Li ho vagamente ascoltati dall’area ristoro, mi è arrivato un buon punk rock ben calibrato tra aggressività e melodia. Ma ripeto, in quel momento ero in condizioni pietose.

Alle 20:40 cominciano i Movement, il gruppo con Teschio alla voce, nota personalità all’interno della scena romana. Suonano un hardcore fuorioso, lui urla come un ossesso, sembra di essere tornati al metallic hardcore di fine anni ’80. Tra una canzone e l’altra, tante bestemmie e tanta goiardia, in fondo nella scena romana si conoscono quasi tutti. Il loro set viene chiuso con una cover dei 7 Seconds, Young Till I Die, con dedica a Steve Soto.

I Thought Blame, band che non conoscevo, hanno tenuto su veramente una bella mezz’ora di concerto. Suonano uno skate punk molto melodico e veramente ben costruito, quasi in contrasto con l’hardcore del gruppo precedente. Ma la scena punk è bella per questo. Si può passare da un gruppo ska ad un gruppo tendente ad un suono metallico senza far sembrare tutto troppo strano. Anche loro decidono di chiudere con una cover, Pet Sematary dei Ramones.

E’ il loro momento. I No More Lies. Un’istituzione nei concerti hardcore della Capitale. Il loro oi-core super impegnato infiamma il Rock’n’Roll Garden per un’oretta buona. Si torna a parlare col pubblico tra una canzone ed un’altra, si instaura, un po’ come con i Movement, una sorta di botta e risposta tra la band e i fan, come fossero un po’ tutti vecchi amici (alcuni lo erano per davvero!).

Eccoli. Li abbiamo aspettati tutto il pomeriggio. Salgono sul palco senza dire una parola e attaccano subito con No Way, come di consueto. Gli Adolescents suonano le prime 4/5 canzoni senza proferire verbo, ma poi arriva quel momento. Nessuno può far finta che non sia successo niente. Tony Cadena si fa cupo in viso e comincia con: “Sapete, recentemente abbiamo perso un amico…”.
Questa semplice frase fa più male del previsto. Continua il discorso ringraziando noi fan per l’affetto e la vicinanza, gli altri membri della band per essere degli amici fantastici e prosegue un abbraccio ad ogni singolo membro del gruppo, compreso Brad Logan degli F-Minus, sostituto di Steve in quest’ultimo tour. Ho il magone. Tony ha la voce spezzata. Ma il concerto non può interrompersi così. E allora si continua. Avanti nella scaletta tra pezzi degli ultimi album e classiconi anni ’80. La voce di Tony sembra ancora quella dell’omonimo disco d’esordio.

Ma poi finiscono anche loro. Saluti, ma tra i saluti non c’è un “arrivederci”. Perché gli Adolescents finiscono lì. Mi sento un po’ il vuoto dentro, ma mi tornano subito in mente le parole di Teschio: “forse è ora che noi vecchi der cazzo levamo dai cojoni e lasciamo spazio ai giovani”. Forse. Non lo so. Ma una cosa è sicura, gruppi storici potranno sciogliersi e sparire, ma nel futuro altrettante band nasceranno e creeranno la propria musica. E non è importante la fama, perché stiamo parlando di punk rock, non di disco music. E’ per questo che il punk non è morto. Perché chi fa punk rock, in fondo, non muore mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *