I The Menzingers sono quella band che accomunano tutti, o piacciono o piacciono.

Venerdì Hellfire Booking ha dato vita all’evento cardine del mese di febbraio, evento che più o meno tutti stavamo aspettando, The Menzingers con PUP e Cayetana in apertura.

La giornata inizia con una bellissima influenza per la nostra fotografa, l’interrogativo di chi avrebbe fatto le foto mi ha messa in agitazione durante tutto l’arco della mattinata, ma fortunatamente dopo decine di medicinali e circa una ventina di pacchetti di fazzoletti si è leggermente ripresa e ha trovato le forze per fotografare Cayetana e The Menzingers, mentre a buttarsi nella mischia durante i PUP sono stata io, forte della mia totale inesperienza, chiedo venia.

Prima di avviarci verso il Locomotiv Club, godendo nell’avere eventi simili a pochi minuti da casa, si è fatta tappa a casa di un’amica che, con la scusa di farci divertire un po’, ci ha offerto da bere birra analcolica, a nostra e sua insaputa, inutile dire che la serata da questo punto di vista non è mai decollata.

Ma passiamo alle cose che vi interessano veramente. Si aprono le porte, arriviamo giusto in tempo per vedere sul palco il trio tutto al femminile che ha aperto le danze, Cayetana.
Purtroppo nelle band totalmente al femminile sento che manca sempre un po’ di presenza scenica, Hey Charlie a parte ovviamente, ma il trio di Philadelphia se l’è cavata egreggiamente, dando vita ad un set a tratti travolgente, a tratti più rilassante, per così dire, perché quel sound garage che le caratterizza e che ti fa dondolare le gambe e molleggiare con ogni fibra del tuo corpo le ha contradistinte per tutto il set, ma non è di certo mancata la grinta in pezzi più grezzi come Bus Ticket e Mesa. Inoltre Augusta ha fatto una cosa davvero carina cambiando la penultima canzone con Age Of Consent, dopo la richiesta di una fan.

Si sgombera il palco e salgono i PUP, sorpresa della serata, senza dubbio, avevo ascoltato un paio di canzoni, ma per dirla tutta non rendono giustizia a ciò che la band regala in live. La scaletta era ricca di pezzi interessanti, My Life Is Over And I Couldn’t Be Happier, If This Tour Doesn’t Kill You, I Will e DVP, ma senza dubbio la mia preferita è quella stronza, strappalacrime, canzone dal titolo Sleep In The Heat.
Il pubblico si è scaldato come non immaginavo, grande presenza scenica della band e ottima risposta da tutti coloro che salivano sul palco per crowdsurfare sulle teste di centinaia di persone, c’è stato casino, e di quello bello aggiungerei, cose che fa sempre piacere vivere e vedere.

Finalmente è il turno di coloro che tutti aspettavano, The Menzingers. Tornano in Italia dopo la loro ultima visita nel 2015 per presentarci la loro ultima fatica, After Party, le aspettative erano alte e inutile dire che sono state pienamente soddisfatte. E pensare che ero quasi più esaltata per l’esibizione dei PUP, che tra l’altro mi avevano lanciato addosso una scarica d’adrenalina non indifferente, ma nulla avrebbe potuto competere con ciò che i The Menzingers riescono a portare sul palco.
La scaletta è stata impeccabile, si inizia con un teatrale lancio di coriandoli sulla band da parte del pubblico, Tellin’ Lies apre le danze, ma le scelte successive non sono da meno, da ultimi pezzi come Bad Catholics, Lookers e la title track After Party, a vecchie fiamme come A Lesson In The Abuse Of Information Technology, Gates e I Was Born. Divertente e travolgente l’encore con tanto di cover dei Rancid, Roots Radicals.

Nota doverosa sui The Menzingers, sono la band per eccellenza, quella band che riesce a mettere tutti d’accordo, che o piace oppure piace, non ci sono vie di mezzo, non puoi non lasciarti trasportare, non puoi non sentirti parte di quei testi, non puoi non saltare e cantare a squarciagola, non puoi non amarli.

La serata si è chiusa con tanta soddisfazione, i saluti a tante facce amiche, che fa sempre piacere, e la speranza di rivedere tutte e tre le band il prima possibile, perché il bisogno di serate del genere è in costante crescita e quello che si riesce a provare ad un concerto, che sia sotto palco con una mano sulla cassa per evitare di finire addosso al bassista, che sia in mezzo al pogo più duro e selvaggio, che sia dal fondo della sala per godersi in serenità l’esibizione. Nulla, e dico nulla, riesce a colmare un cuore come la musica.
See ya in da pit!

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