Sebbene il ritorno a casa da Zona Roveri è sempre traumatico, vuoi che non avere un proprio mezzo di locomozione è di per se una limitazione, vuoi che affidarsi alla Tper in piena notte non è l’idea migliore che si possa avere, è comunque una venue che regala emozioni. 

Dopo aver visto gli Anti-Flag al Bay Fest, meno di un anno fa, l’entusiasmo all’annuncio di ben tre date italiane aveva smosso il mio cuoricino, facendomi attendere trepidamente l’arrivo dell’8 giugno, potete trovarmi qualcosa di migliore del vedere nuovamente gli Anti-Flag? Probabilmente l’andare a vederli praticamente dietro casa, scazzi con i trasporti a parte.
Giungiamo a Zona Roveri perfettamente in tempo, poche le persone all’ingresso, ma all’apertura, con altre due date sparse in nord Italia non ci si poteva aspettare di meglio. Entriamo, Justin Sane si fa vedere al bar all’esterno, un saluto veloce e via, come se avesse appena incontrato degli amici di vecchia data, all’interno la distro è sempre un’attrattiva per gli occhi, un po’ meno per il portafogli, mentre sotto palco poche anime attendono l’arrivo dei paladini di Pittsburgh.

Con il tipico DJ set di Zona Roveri l’attesa passa sempre piacevolmente, fino all’arrivo dei Second Youth sul palco. La band italo britannica in pochi anni di carriera ha affermato la propria presenza con diversi show, dividendo il palco con diversi artisti. Come mettono piede sul palco sul mio viso si stampa un sorriso, e pensare che ascoltandoli da casa pensai che non mi sarebbero piaciuti, e invece eccomi qui ad eloggiarli il più possibile, perché se una cosa è certa, è che nel mondo abbiamo bisogno di più band come i Second Youth. Devo dire che erano mesi che non mi capitava di sentirmi così bene, sotto quel palco, con quelle luci che scaldavano tutto l’ambiente, quell’aggressività benigna che solo la musica può darti, era davvero da troppo tempo che non mi capitava di sentirmi così felice ed era anche da un po’ che non mi trovavo ad un concerto, penso non potesse esserci modo migliore per riprendere la routine. I Second Youth sono una band che travolge, sarà per via della loro vitalità, della loro padronanza sul palco, dello swing celentaniano di André Suergiu (cantante), fanno bene al cuore.
Quando una band ti fa sentire così bene, nello sconforto e nella rabbia delle sue canzoni, forse vuol dire che qualcosa di buono ancora c’è, e se preferivate leggere dei riff alla Rancid e del loro ritmo alla NOFX, mi spiace per voi, ma qui il fattore umano batte quello tecnico a mani basse. Attendo con estrema impazienza di poterli rivedere sul palco del Bay Fest (13.08).

Si torna all’attesa, attesa che diventa sempre più straziante, attesa che non si sa chi, magari proprio gli Anti-Flag, ha deciso di rendere più dolce con una serie di canzoni fuori contesto come Mambo Italiano, Ba ba baciami piccina Volare.

Finalmente calano le luci, parte l’intro e con tale naturalezza salgono sul palco gli Anti-Flag sulle note di When The Wall Falls e, pressocché istantaneamente, parte un pogo che sarà continuo per tutta la serata, un pogo che è come un fuoco alimentato dalla carica di Justin e compagni, dalla loro unione, dai loro gridi di battaglia, dal loro spirito ribelle. Chris “Dos” salta sempre più in alto, trasmette adrenalina pura e le linee del suo basso restano impeccabili di canzone in canzone, Justin con le sue corse, i suoi giri e i suoi continui salti sul posto sembra una pallina del flipper impazzita, Pathetic distrugge le pelli, mentre il più pacato dei quattro, l’altro Chris, suona in maniera impeccabile per tutta la durata del set. 
Una band come gli Anti-Flag è una band che permette ad un pubblico vivente un mondo corrotto e sempre più abberrato dai paroloni imbarazzanti di rappresentanti politici, di ritagliarsi uno squarcio di pace in una società opprimente ed oppressa e direi che, l’arrivo di una band socio-politica come gli Anti-Flag, sia, come si usa dire, caduta a pennello, viste le recenti notizie che stanno interessando il “Bel”paese.
Chi, come me, ha lasciato il proprio sudore grondare sul pavimento di Zona Roveri, rappresenta, insieme a tutti quei pugni alzati al cielo e a quelle voci echeggianti, la fetta di popolo che non ha voglia di piegarsi, rappresenta quella minoranza che mi ha sempre fatta sentire al sicuro, rappresenta quella voglia di rivoluzionare il mondo, di rivoluzionarlo con uno dei mezzi più efficaci e potenti che esista, la musica.
Per quanto riguarda la setlist nulla da rimproverare, sono stati accontentati pressoché tutti, la band ci ha regalato dagli inni più scontati come Die For The Government, Got The Numbers This Is The End (For You My Friend), alle nuove tracce estratte dalla loro ultima release come Racist, The Criminals American Attraction. Ovviamente in chiusura non poteva mancare Brandenburg Gate con tanto di passaggio palco-pit.
Insomma gli Anti-Flag sanno farsi piacere, ma sopratutto sanno come incendiare un pubblico, è già successo e sempre succederà.

Lì ho lasciato un pezzetto del mio cuore, adesso attenderò con impazienza il loro ritorno, nel frattempo la loro musica non smetterà mai di farmi compagnia lungo le mie giornate apatiche.
E come diceva sempre una crew a noi molto cara No Place For Hate In Our Scene.

 

PS: la prossima volta che vedo uno di quei costumi in pile in mezzo al pogo faccio un falò, ti voglio bene uomo puzzola.

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