Novembre è stato per noi il mese del restart, siamo ripartite praticamente da zero, nuovo quartier generale, nuova vita, nuove aspettative, la stessa voglia di fare, quello che ci aspetterà per il prossimo anno è un riscatto, una rivincita su tutto ciò che può essere andato storto fino ad ora, ma che non ci ha mai fermate, di fatti, nuovamente con il sorriso sulle labbra e il cuore un po’ più leggero siamo ritornate in azione proprio pochi giorni dopo il nostro rientro a Bologna.
Occasione perfetta il ritorno in Italia dei Propagandhi che hanno deciso di farsi accompagnare da Dead To Me e RVIVR.

Di Yanothing

Zona Roveri ci accoglie pressoché vuota, non mi va di parlare del cambio tessera che, da quel che ho sentito, ha fatto già inasprire gli animi in occasione del live di Frank Turner, parliamo piuttosto della serata, serata che parte piatta, poche le persone presenti quando sul palco arrivano i RVIVR, compagni di idee e sonorità della band canadese, con una delle voci più irruente della scena attuale.

RVIVR

Non è comunque difficile notare le somiglianze tra loro e le prime uscite dei Propagandhi, con quel pizzico di riservo sociale che li accomuna anche ai compagni di palco Dead To Me.

I Dead To Me arrivano da San Francisco e con se portano quel background californiano che tanto bene conosciamo. Al loro arrivo la sala comincia a farsi un po’ più affollata, purtroppo i non presenti all’apertura dei RVIVR si sono persi la rivelazione della serata. Sonorità crude e primi anni 90 la fanno da padrona, travolgono il pubblico al punto giusto, caricandoli a dovere per l’arrivo degli headliner. Nota di merito per i Dead To Me che, a differenza dei RVIVR, avevo già sentito e che non hanno deluso le mie aspettative e che, anzi, si sono piazzati direttamente al primo posto della mia classifica personale sulla serata.

Dead To Me

Il cambio palco è sempre eccellente e in perfetto orario sale sul palco la vera attrazione della serata, i Propagandhi. La sala si è decisamente riempita, i vuoti sono difficili da scorgere, ma è chiaro che si è leggermente lontani dal sold out, peccato, sarebbe stata un’ottima occasione per far rivivere uno dei miti del punk rock canadese. Dico rivivere perché nonostante l’alone leggendario che cela i Propagandhi la serata non è andata al meglio, piuttosto direi che l’esibizione è stata altalenante, da performance esuberanti e travolgenti a performance che mi hanno lasciata leggermente perplessa. C’è da dire che non ho, purtroppo, un metro di paragone, era la prima volta che li vedevo live e forse nutrivo in loro aspettative più alte della norma, forse il cambio di formazione, che ha portato Sulynn Hago a sostituire The Beaver, non è stata d’aiuto, o magari l’avere in apertura due band così cariche è stata un’arma a doppio taglio, chi lo sa.

Propagandhi

Nel complesso è stato un buon live, la scaletta non troppo deludente, anche se mancava Haille Sellasse, Up Your Ass, che avrei voluto sentire live e che, da quel che so, è sempre comparsa ai loro concerti. Non mancano altri classiconi come Fuck the Border che accompagnano le nuove tracce come Victory Lap, per concludere con Night Letters che chiude il concerto dopo, l’ormai scontato, encore.

I Propagandhi hanno sicuramente lasciato il segno, ma non hanno propriamente conquistato il mio cuore, spero che avrò la possibilità di rifarmi il prima possibile, nutro in loro una grande ammirazione, band socio politiche come loro solitamente mi regalano molto di più e allora, nell’attesa di un loro ritorno, mi fiondo su tracce nostalgiche.

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