Di: Carlo Alberto Rosso aka Mob

In principio Dio creò il Monster Zero Mash e vide che era cosa buona e quindi lo portò in Italia, all’Edoné di Bergamo.

A questo punto, giustamente, a qualcuno venne in mente che le cose ce le si poteva fare anche da soli, allora il Signore Dio fece scendere un torpore su Kevin Aper, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
Il Signore Dio plasmò con la costola di Kevin un nuovo Festival e vide che era cosa buona. Allora Kevin disse “è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa, cambiategli almeno nome e amici come prima, ok?” Così nacque il Punk Rock Raduno. Correva l’anno 2016.
Con quella dei giorni scorsi siamo arrivati alla terza edizione e oramai non c’è più nessuno su tutta la faccia della terra che osi ancora accostarlo al Monster Zero Mash. Questo perché il Punk Rock Raduno non è un festival musicale, la musica è importante ma è solo uno dei tanti ingredienti della ricetta. Il Punk Rock Raduno è diventato un’esperienza sensoriale, un esperimento sociale su larga scala, una deriva psicogeografica che coinvolge un’intera città che per 3 giorni diventa terreno di gioco per un’accozzaglia di simpatici disagiati vestiti con le maglie dei Ramones.
Giusto 2 parole per farvi capire cosa intendo: più di 25 band live, 3 stage, di cui uno acustico, secret show di band storiche sparsi per la città (ostelli, pasticcerie, partite di roller derby, negozi di skateboard e tatuaggi), servizio navetta con incluso dj set punkrock, mostre, banchetti, una compilation in 12″, una fanzine di qualità eccelsa, un ostello convenzionato dove “dormiranno” solo ragazzi e ragazze che ascoltano la tua stessa musica, proiezioni di documentari uniti ad eventi benefici (a.k.a. Punkability), una cucina che sa cucinare, una location immersa nel verde, una campagna pubblicitaria fatta con la testa (e con tanto di video-messaggio del sindaco… vota Quimby!) e sicuramente mi sto dimenticando qualcosa.
Sono sicuro che state iniziando a capire che dietro al Raduno c’è un’idea davvero innovativa e che regala a noi italiani, quelli della vittoria mutilata anche a distanza di 100 anni, un primato eccezionale di cui dovremmo tutti andare fieri. Tranquilli che non è apologia del fascismo.
Potete vivervi il Raduno come vi pare: potete dare di matto, ma non esagerate che nella vita c’è anche altro… tipo la Vaporwave; oppure potete fare quelli che stanno seduti un po’ più in disparte ma col sorriso sulla faccia. Potete ascoltarvi tutte le band dalla prima all’ultima, oppure potete solo farvi un giro fra i banchetti, potete ballare, potete cantare, potete farvi una sola serata o 3 giorni filati… il Raduno può essere vissuto totalmente su misura. Potete anche non andarci – perché ognuno ha i cazzi suoi – o potete pure rimanerci male perché c’era poco Mazzacore o troppo Mazzacore, perché non c’era la band che volevate vedervi o perché c’era la band del chitarrista che vi ha ciulato la morosa… una cosa è certa: non potete proprio lamentarvi del Punk Rock Raduno.
Giovedì 12/07 – CJ Ramone & The Manges
30 minuti di strada e 45 minuti per parcheggiare. Sto per tornare indietro, piangendo, quando trovo un buco e mi ci infilo in 5 secondi (quando si parla di buchi è sempre una questione di secondi). In ogni caso il senso è che c’è un botto di gente.
Arrivo giusto in tempo per vedermi i Manges salire sul palco e attaccare con 4-5 pezzi in formazione standard. Sono un po’ legnosi, come ogni volta che salgono su un palco di altezza superiore ai 5 cm, ma alla fine va bene anche così.
Dopo il primo blocco di canzoni Mass lascia il basso a CJ Ramone (dal collo sempre più taurino) e la all-star band attacca con un set dei Fast Four da brividi. La legnosità scompare in favore di un’energia quasi mai vista… Manuel suona le canzoni a velocità supersonica senza sbagliare un colpo e CJ è semplicemente adorabile con quella sua americanità mai cafona e sopra le righe (CJ se mi stai leggendo convinci Brandon Webb a far tradurre i suoi libri in italiano!).
Il pubblico balla, canta e fingerpointa, apprezza ed emana felicità… nel frattempo sul palco anche i Manges si vivono il loro bel sogno. Ad una certa è CJ stesso a dirlo: “solitamente non faccio ste cose, ma i Manges se lo meritano perché sono praticamente l’unica band italiana rispettata negli US”. I Manges accusano il colpo con professionalità: muscoli facciali bloccati e occhi persi nel vuoto, ma sono sicuro che si sono tutti e 4 pisciati nelle mutande.
Non c’è altro da aggiungere a parte che CJ, durante R.A.M.O.N.E.S., al posto che cantare la strofa su Marky molla una gran risata. Severo, ma giusto.
Sabato 14/07 – Mille band + Impossibili + The Queers
Arrivo presto perché voglio mettermi in un angolino con il sorriso sulla faccia e soprattutto voglio vedermi sti famosi Andead che tutti criticano tanto.
Vi dirò che a me sono pure piaciuti: tengono il palchetto molto bene, saltando alla californiana, che sembra una cagata, ma intanto nell’Imbalzano-noia-core non lo fa nessuno nonostante Dee Dee saltasse come un folle, e hanno dei suoni belli pettinati che sembrano un disco (magari un bravo anche al fonico ci vuole). Unica pecca: l’uniforme in denim che la trovo un po’ troppo tamarra e senza motivo.
Tra l’altro, dopo aver suonato, imbastiscono il palchetto acustico che si dimostra uno degli angoli più roventi del Raduno, anche se me lo sono cagato poco e nulla, quindi per quel che mi riguarda: promossi. Tutto il resto sono solo discorsi vietati ai maggiori di 25 anni sull’attitudine ramonescore vs il resto del mondo che, grazie a Dio, sono riuscito ad abbandonare tempo addietro… anche perché sembrava di parlare da soli davanti allo specchio.
Serie di band una dietro all’altra – pensavo meglio i LoneWolf sinceramente – fino all’arrivo del temporale proprio prima di Kurt Baker. Mi nascondo sotto al tendone mangiando delle patatine e intanto penso che purtroppo all’alba delle 18, tutto è destinato a finire… sembra di essere al Trouble Festival, un magico tuffo indietro di 10 anni.
Kurt suona lo stesso mentre il cielo scarica acqua e raggi di sole e Eolo scatena tutta la sua furia divina sulla città di Bergamo. Ad una certa, semplicemente in cielo non c’è più una nuvola, i ragazzi si rimettono gli occhiali da sole e le ragazze tornano a scosciarsi pesantemente riattivando Instagram sul cellulare… in mezzo a tutto questo salgono sul palco gli Impossibili. In realtà prima degli Impossibili ci sono state tipo altre 2 band… ma il mio Raduno “su misura” non le prevedeva… è proprio questo il bello del Raduno.
Dicevo… salgono sul palco gli Impossibili e semplicemente la gente si ammazza di legnate sotto il palco. Io me ne sto dietro, ritto sull’attenti, e mi canticchio l’inno di Mameli nella testa. Mai stato così orgoglione di essere italiano (no, nemmeno questa è apologia del fascismo). Sono tutti felici come bambini e intanto giù botte e spintoni e colpi di twist improvvisati. C’è della felicità che si taglia con il coltello e gli Impossibili suonano benissimo, trascinati da tutto questo entusiasmo violento e genuino. Belissimo vedere i punkrocker stranieri che guardano senza capirci un cazzo, ma percepiscono che sta accadendo qualcosa di divertente, capiscono di essere testimoni di qualcosa di epico. Momento da brividi anche per un cuore distaccato come il mio.
Nel frattempo qualche stronzo si diverte a rubare dalle borse della gente presa bene. Che tristezza infinita.
Dopo gli Impossibili i Windowsill sembrano degli scolaretti al loro primo concerto. Tutto attorno a loro tanta gente immobile che canta ancora Sul sedile con te.
Non è colpa degli olandesi sia chiaro… loro sono pure bravi e 3/4 della band è formata da personaggi incredibili, che adoro proprio fisicamente oltre che musicalmente.
Arriva il turno dei Queers e Joe è sempre più magro, ma anche sempre più in forma… meno male!
Ricordo fra l’altro che i Queers avevano già suonato la mattina stessa durante una partita di Roller Derby… io non c’ero, ma la reputo una situazione geniale. Cercate i video! Poco da dire sulle Checche sinceramente: si crea un tal delirio che quello degli Impossibili sembra quasi ‘na mezza tristezza. La gente vola, poi vola ancora con maschere da cavallo e assieme alla gente volano pure quei cazzo di gonfiabili che, saranno pure un mezzo simbolo del PRR, ma sono una grandissima rottura di cazzo… prossimo anno li buco tutti!
Ad una certa Joe molla la chitarra e la passa ad un ragazzo metallaro che sembra CJ Ramone nel ’94 e che si mette a suonare le canzoni dei Queers esattamente come dovrebbero essere suonate da tutti, ovvero saltando e facendo headbanging a manetta… che razza di figo!
La cosa più bella è quando sale a suonare il basso pure CJ Ramone, quello vero. Sembra di essere in un episodio di ritorno al futuro… il giovane CJ che suona davanti al CJ del 2018 che sembra una specie di Babbo Natale istruttore del BUD/S. Una cosa è certa… se il CJ del 2018 si mettesse a fare headbanging probabilmente lo spostamento d’aria causato dal suo collo taurino provocherebbe un mezzo tornado. O più probabilmente si spezzerebbe il collo cadendo esanime a terra.
E la festa non è ancora finita perché subito dopo i Queers scatta il DJ Set del Nardi… e se volete sapere come è stato basta che vi andiate a leggere la recensione dei 25 anni dei Manges in Skaletta… squadra che vince non si cambia… e mi concedo pure un ballo sfrenato con il Ciuspi degli Hakan che, a giudicare dal pacco, sembra gradire.
Spendo due parole ancora sulla fanzine ufficiale del Raduno che è semplicemente fatta col cuore e con il talento, un esempio per chi si vuole mettere a fare prodotti di questo tipo.
Il prossimo anno sono già stati confermati i Pansy Division… se non ci saranno i gonfiabili sarà un Raduno eccezionale! Voi che fate? Non andate perché hanno invitato Andrea Rock? Fate vobis, ma sappiate che la guerra è finita parecchi anni fa e abbiamo clamorosamente perso… è tempo di deporre le armi e tornare a zappare la terra.

One thought to “Punk Rock Raduno vol. 3”

  1. D’accordissimo su tutto: performance degli Impossibili da lacrime ma Queers che insegnano cosa vuol dire punk-rock, chitarrista tamarro ma che suona come si deve suonare!
    Se volete un altro racconto della serata … e una polemica sulla serata in cui mancava Vapid (perchè cazzo non c’era non l’ho ancora capito!) cercate su http://www.irritatepeople.it la nuova punk-rock webzine!

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