Di Matteo Pizzuti

Ero consapevole che il quartiere Quadraro fosse lontano da casa mia. Ma non così lontano. Da quando scrivo per The Unknown sto andando a vedere concerti nei quartieri più lontani dal mio, in questa enorme città (anche troppo, forse) che è Roma. Eh sì, perché ci volevano due ragazze che abitano a Bologna per far muovere il culo a un romano nella sua stessa città, ma sorvoliamo.

La serata, tenutasi allo CSOA Spartaco, è stata organizzata dalla Till Death, collettivo romano in costante supporto a band locali e non, in occasione del suo primo compleanno. Ero già stato ad un evento organizzato da loro, il Break Down The Walls 2019 al Communia ed ero rimasto veramente molto sorpreso. Tornando a bomba, lo Spartaco è uno di quei posti che ho sentito nominare un sacco, che ho letto sulle locandine infinite volte, ma era (fino a qualche giorno fa) un posto dove non ero mai stato. E cazzo se è ben tenuto! Puoi sentirci un concerto hardcore punk di 5 ore senza fotterti completamente l’udito! Mi piace!

I gruppi erano 10. Sì, dieci, avete letto benissimo. Dalle 20:30, alle 02:00 è stato un continuo alternarsi di gruppi con setlist velocissime e cambi di palco al fulmicotone.

Si parte verso le 20:30 con i Second By Default, gruppo autoctono. Il chiacchiericcio nella grossa sala utilizzata per i concerti viene immediatamente coperto dal suono ben definito di un doppio pedale… cazzo è? Speed metal? Ok no, non è speed metal, è semplicemente un hardcore decisamente metallico, che a tratti raggiunge confini grind. I SBD scaldano alla grande l’atmosfera, ma il pubblico sembra non essere ancora pronto per il delirio. La conosciamo tutti, purtroppo, la maledizione dei gruppi d’apertura.

Quindici minuti di set, come stabilito, un cambio di palco velocissimo ed ecco arrivare i MIND / KNOT, anche loro di Roma. Il loro è un hardcore punk puro, senza contaminazioni metal, sembra di sentire il caro vecchio hardcore americano degli anni ’80, i Bad Brains con dosi massicce di sostanze non identificate in corpo. Anche la presenza scenica è notevole, il cantante, Marco “Er Matto”, è matto per davvero. Si butta per terra, si contorce e si lamenta. Ah no, non si lamenta, quello è il suo modo di urlare. Fantastico, cazzo! 
Di nuovo, 15 minuti e via, cambio palco. Qua avviene il primo dei due fattacci della serata. Dobbiamo aspettare all’esterno l’arrivo di un nostro amico. E niente, per questo motivo, ci perdiamo per intero il quarto d’ora di set dei Causeffect. Peccato. Chiediamo scusa alla band. Realizzato questo triste fatto, torniamo dentro, in tempo per vedere salire sul palco i Fronte Della Spirale, band hardcore da Campobasso. E fanculo al prossimo che dice che il Molise non esiste! Basterebbero anche solo loro come prova! Il pubblico comincia a pogare e a spintonarsi e altri 15 minuti passano tra urla e distorsioni.
Dopo di loro, ecco arrivare i IX Bolgia, dalla Tuscia. Il loro è un hardcore molto lineare, hanno la particolarità di avere due cantanti che sono stati più tra il pubblico che sul palco. E infatti ammetto di non averli notati subito entrambi.

FATTACCIO #2
Giacomo (il fotografo) riceve una chiamata per motivi personali ed è costretto a correre a casa.
“Ti lascio la macchinetta, ora falle tu le foto”
“Ok, bene, che ci vuole”, penso.
Ho pensato malissimo. E’ stata una faticata. Calcolando soprattutto il fatto che sono un fotografo di merda. Noterete sicuramente che ad un certo punto le foto cominceranno a fare schifo. Ecco, da lì in poi le ho fatte io.

Salgono gli Arabian Tower, di Roma. Mi innamoro del loro sound. Dopo tutto quell’hardcore furioso, il loro punk rock / emo melodico ipnotizza la sala. Sono estasiato. La cantante passa la metà del tempo a dare le spalle al pubblico o accucciata per terra a cantare. Le melodie agrodolci mi hanno conquistato. Devo comprare la loro maglietta (tra l’altro bellissima). Sì, lo faccio, tenete i miei 10 Euro, ve li siete meritati tutti.
Dopo questa bolla di semi-calma, ecco che arrivano i Neid da Viterbo a rimettere tutto com’era prima degli Arabian Tower. Erano attesissimi, calcolando che sono un’istituzione del grind italiano (ricordiamo il loro split con gli Agathocles, mica bruscolini!). Partono come assatanati e non si fermano un attimo, le espressioni facciali da criminale impazzito del Guru (il cantante), creano, insieme alla musica, un’atmosfera veramente malata, il pubblico è in delirio, vedo piedi dove dovrebbero esserci teste e teste dove dovrebbero esserci piedi. È la prima volta che li vedo dal vivo (come tutti gli altri gruppi), avevo sentito parlare della loro bravura, ma qui siamo oltre. Mi sono sentivo violato. 
Non faccio i tempo a riabituarmi al macello che arrivano i Nido Di Vespe, da Lucca. Ora, raramente ho visto un nome così azzeccato per descrivere il sound di un gruppo. Quattro uomini a petto nudo che suonano un thrashcore violentissimo che sì, fa esattamente l’effetto di uno sciame di vespe incazzate perché un bambino ha infilato un bastoncino nel loro alveare. E mentre mi medicavo le punture di vespa, arriva un’altra graditissima scoperta. I First Brawl, modenesi, mi sparano addosso il loro murodisuono-core. Sono sfinito, ce la faccio a malapena a fare le foto, ma me li godo ugualmente, non stancano, non stuccano, non stressano.

PAUSA. Devo prendere ar- Ah cazzo, no, arrivano i Lenders. Non reggo più. Lì dentro fa un caldo bestia. E io ho avuto la brillante idea di mettermi in maniche lunghe. Devo restare lì. Servono le foto. Sono gli ultimi, dai. Ed eccoli qua, i Lenders, oi! capitolino vecchio stile. Parecchie persone se ne sono già andate (vedete che non sono l’unico ad aver accusato la serata?), ma i rimasti, comunque più della metà, intonano insieme a loro tutti i ritornelli come veri e propri inni. Continuano tutti a pogare fino alla fine, il cantante viene preso dal pubblico e portato in giro per la sala. Finiscono anche loro. Pienamente soddisfatto, anche se sono stanchissimo, sono allo stesso tempo fomentato. Sono le 02:00. Sapete che faccio ora? Torno a casa e mi metto a letto. Anzi no, mi fermo per un caffè notturno sulla Boccea, tanto domani non devo fare un cazzo.

PS: auguro ai ragazzi della Till Death altri infiniti compleanni e spero che siano tutti minimo come questo. Complimenti ragazzi, davvero.

PPS: cari Causeffect, mi dispiace davvero, cercherò di recuperarvi al più presto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *